Lazio

I murales di Tor Marancia, il museo a cielo aperto di Roma

Roma è una città con tante anime, tante storie. Alcune a volte sono meno visibili, nascoste tra i palazzi popolari della periferia. 

Come quelle che raccontano i murales di Tor Marancia di Big City Life, il progetto di musealizzazione urbana che ha trasformato la storica borgata romana di Tor Marancia, la “Shanghai” di Roma”, in un distretto di arte pubblica contemporanea unico al mondo e ha portato alla nascita del “Museo Condominiale di Tor Marancia”. 

Dalla Shanghai di Roma ai murales di Tor Marancia

Il nome Tor Marancia, o Tor Marancio, sembrerebbe derivare da una vecchia tenuta con torre nei pressi dell’Ardeatina e dalla deformazione del nome “Amaranthus”, un liberto che possedeva quei fondi nel 200 d.c.

Il quartiere nacque nei primi anni ’30, in pieno fascismo, quando vi vennero fatti confluire i cittadini espulsi dai rione del centro di Roma, con l’intento di “bonificare” la città: un assembramento di baracche andò così ad ospitare emigrati provenienti dal sud Italia e famiglie più povere che non potevano permettersi gli affitti. 

Di fatto, era una baraccopoli con case senza pavimenti e senza acqua in cui vivevano famiglie numerose, scarsi servizi igienici e per lo più in comune, scuole e trasporti pubblici inesistenti. Per questi motivi e per i continui allagamenti dovuti al fatto che la borgata sorgeva in un’area prevalentemente paludosa, il quartiere si guadagnò ben presto il soprannome di Shanghai, città cinese più a rischio alluvioni al mondo.

Tra il 1947 e il 1948, con la Legge De Gasperi sul risanamento delle borgate, la baraccopoli venne rasa al suolo per lasciare spazio alla costruzione delle attuali case popolari che occupano gran parte del quartiere. 

murales di Tor marancia - panoramica

Big City Life: 11 palazzine per 22 murales di Tor Marancia

Proprio qui, più precisamente al comprensorio di via di Tor Mrancia 63, ha preso vita Big City Life, il progetto ideato e curato da Stefano Antonelli, con la consulenza di Gianluca Marziani, è stato finanziato da 999Contemporary, Fondazione Roma, Bando Roma Creativa 2015 e condiviso con ATER del Comune di Roma.

Tra l’8 gennaio e il 27 febbraio 2015, il quartiere di Tor Marancia è stato trasformato in un museo a cielo aperto: le 500 famiglie che abitano lo storico lotto 1 di Tor Marancia di proprietà ATER del Comune di Roma hanno incontrato, accolto e convissuto per un paio di mesi con 22 artisti provenienti da 10 Paesi del mondo, che hanno dipinto altrettante facciate delle 11 palazzine del comprensorio. 

murales di Tor marancia . varia

Per ammirarle tutte bisogna entrare all’interno del comprensorio: potete vederli in solitaria (anche se soli non sarete mai, perché incontrerete gli abitanti delle palazzine che saranno felici di darvi qualche indicazione), oppure prenotare una visita guidata per scoprire di più sulle storie nascoste dietro ogni opera muraria. 

I murales di Tor Marancia

Vi accompagno alla scoperta dei murales di Tor Marancia, entrando proprio da Viale di Tor Marancia 63.

Se cercate maggiori informazioni sul progetto e sugli artisti vi consiglio di leggere il paper che potete scaricare qui.

“Welcome to Shanghai” di Caratoes

Una maschera tradizionale cinese che tiene in mano un origami a forma di lupa, simbolo di Roma: il murale di Caratoes è l’unico a non trovarsi su una facciata. Si incontra proprio ad uno degli ingressi del lotto, per dare il benvenuto ai visitatori ricordando la storia del quartiere, un posto di case allagate che veniva chiamato Shanghai. 

murales di Tor marancia welcome to Shanghai

“Il peso della storia” di Jaz

Un lottatore argentino tiene sulle spalle un lottatore italiano: è il peso della storia, la grande storia del nostro paese, che l’artista (argentino) percepisce e rappresenta. L’opera di Jaz è stata l’opera pilota di Big City Life, che è servita per capire come il quartiere avrebbe reagito al progetto. Possiamo dire che è andata davvero bene. 

L’opera è realizzata sulla facciata esterna, visibile quindi da Viale di Tor Marancia.

murales di Tor marancia il peso della storia

“Percezione” di Vhils

Quello di Vhils è l’unico lavoro di scultura murale di Tor Marancia: l’occhio infatti, “unico strumento umano in grado di fornirci la percezione, quella capacità di capire le cose senza il bisogno di definirle”, è stato realizzato lavorando direttamente sull’intonaco a colpi di scalpello in acciaio al cromo molibdeno. La trovo un’opera splendida, che riesce ancora di più a comunicare come tra detriti, polvere, semplicità a volte si nascondano dei capolavori. 

L’opera è realizzata sulla facciata esterna, visibile quindi da Viale di Tor Marancia.

murales di Tor marancia percezione

“Elisabetta” di Philippe Baudeloque 

Entrando all’intento del condominio, il primo tra i murales di Tor Marancia che si incontra sulla sinistra è l’enorme mano costellata di galassie su fondo nero: la mano di Elisabetta Pedriacci, che abita al secondo piano di quel palazzo. Nel linguaggio dell’artista la mano rappresenta l’umanità e al suo interno ha raffigurato l’universo che abitiamo nelle sue forme note e ignote, una costellazione dell’umanità. 

“Nostra Signora di Shanghai” di Mr Klevra

Klevra è un’artista romano, di Ostia. La sua “Nostra Signora di Shanghai” è un’icona protettrice, ispirata a quelle bizantine,  che rende memoria memoria delle origini del quartiere. Don Mauro, il parroco di Tor Marancia, la cui parrocchia di Tor Marancia è gemellata con la Madonna di Lourdes, ha benedetto la Nostra Signora di Shanghai: il quartiere ha quindi posto per due Madonne.

murales di Tor marancia nostra signora di Shanghai

“A Carlo Alberto 93 colori” di Alberonero

Proseguendo sulla strada di sinistra alla scoperta dei murales di Tor Marancia, c’è una delle mie opere preferite, che mette insieme forme e colori in una sorta di arcobaleno che sembra proseguire anche oltre la facciata del palazzo. Un quadrato per ogni colore. Il titolo dell’opera non è un richiamo monarchico, ma riguarda una vicenda personale che ha toccato l’artista durante la realizzazione dell’opera. 

“Assolo” di Danilo Bucchi

Tra gli abitanti del quartiere ci sono due scuole di pensiero, chi la chiama la streghetta, chi la bambolina. Bucchi , pittore romano del contemporaneo che a Tor Marancia ha realizzato il suo primo muro, la chiama assolo. Personalmente, vedendo quelle scarpe rosse ho pensato al simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne e mi sono un po’ commossa. 

murales di Tor marancia assolo

“Alme sol invictus” di Domenico Romeo

Domenico Romeo ha regalato a Tor Marancia un sole invincibile, realizzato attraverso il suo personale alfabeto calligrafico e criptico attraverso il quale dà vita alle sue opere, che diventano vere e proprie esortazioni alla vita.

“Veni Vici Vinci” di Lek & Sowat

Si parte dalla famosa locuzione latina Veni Vedi Vici, usata da Giulio Cesare nel 47 a.C.: si sostituisce Vici con Vinci per ottenere due cose, come hanno spiegato gli artisti: “abbiamo voluto dare l’impressione di aver commesso il più grande errore di ortografia della storia di Roma” e “abbiamo voluto fare un gioco di parole attorno al nome di Leonardo da Vinci, l’artista italiano più famoso nel mondo”. Così la frase può essere letta come Sono venuto, ho visto, ho fatto il mio Leonardo da Vinci, oppure Sono venuto, ho visto, ho dipinto.

Sembrerebbe poi essere legato alla storia di Andrea Vinci, ragazzo di Tor Marancia costretto sulla sedia a rotelle per il quale è stato anche fatta una raccolta fondi per costruire un ascensore (visibile all’esterno della palazzina stessa).

murales di Tor marancia veni vidi vinci alme sol invictus
da sinistra: Veni Vidi Vinci e Alme sol Invictus

“Cascata di parole” di SatOne

Il titolo assegnatato dall’artista Rafael Gerlach in arte SatOne sarebbe in inglese Talking like a waterfall e sarebbe legato ad una discussione tra due residenti alla finestra del quarto e secondo piano avvenuta mentre  mentre Rafael si trovava sospeso nel suo cestello per dipingere. Non capendo nulla della conversazione l’artista ha seguito i suoni, le intonazioni, il linguaggio del corpo. Quindi di fatto quello che vediamo sulla palazzina è una traduzione, in colori e forme, di quella famosa conversazione!

murales di Tor marancia cascata di parole

“Il vento” di Moneyless

Un’opera astratta, il cui titolo è stato praticamente assegnato da Jolanda, una delle residente della scala F :guardando il murale terminato avrebbe chiesto all’artista “Ma che è? Il Vento?”. Effettivamente a guardarlo sembra di essere avvolti da una leggera brezza!

murales di Tor marancia il vento

“Il ponentino” di Pantonio

Vento e mare si uniscono in questo murale: il titolo infatti è un riferimento al vento più noto fra quelli che spirano su Roma e che ha fatto ondeggiare per giorni il braccio metallico che teneva l’artista sospeso a 14 metri di altezza durante la realizzazione dell’opera. Un vortice di pesci che porta la natura in città. 

murales di Tor marancia ponentino

“Hic sunt adamantes” di Diamond

Un meraviglioso murale ispirato all’art nouveau dove il drago cinese – in versione pop – ricorda il nomignolo di “Shanghai” dato in passato alla borgata. Al centro c’è un festone circolare in oro che racchiude all’interno una donna con in mano un diamante: Roma che tiene in mano un inestimabile tesoro. Il titolo, in latino, è presto spiegato: “qui ci sono i diamanti” è un omaggio ai cittadini di Tor Marancia, e ovviamente ancheun gioco di parole con il nome dell’artista. 

murales di Tor marancia hic sunt adamantes

“Senza titolo” di Clemens Behr

I colori e le forme sono talmente studiati che sembrano essere lì da sempre. Pare che alla signora dell’ultimo piano che per tre giorni gli ha chiesto di disegnarle il colosseo alla fine avrebbe risposto, in italiano: fatto! 

murales di Tor marancia senza titolo

“Natura morta” di Reka 

Lo “still life” di Reka è un omaggio colorato ai caffè, pranzi, cene offerti agli artisti dai residenti dei palazzoni durante la realizzazione del progetto. Di fatto, Reka è il Picasso di Tor Marancia. 

murales di Tor marancia natura morta

“Brad Downey was here” di Brad Downey

Ad un certo punto ci si imbatte in una parete “vuota” (che dà su via di Santa Petronilla) con soltanto la targa. Inutile guardarsi intorno: l’opera non è infatti visibile. L’artista ha voluto spostare il valore dall’esterno all’interno chiedendo alle famiglie ospitate da quella facciata di cosa avessero bisogno. Al 1° piano hanno chisesto di risistemar le piastrelle del balcone, al secondo di imbiancare una stanza dell’appartamento, al quarto un argano elettrico sul balcone per portare su la spesa.

“Piramide” di Best Ever

Sempre rivola su via di Santa Petronilla c’è la facciata realizzata dalla coppia di artisti britannici. Questo murale personalmente mi ha ricordato “Il bacio” di Klimt. I due corpi geometrizzati dai quali emergono volti iperrealistici sono di fatto l’unica opera che fa riferimento ai sentimenti umani. 

murales di Tor marancia piramide

“Io sarò” di Guido Van Helten 

Il ritratto che Guido Van Helten ha riprodotto sulla facciata di Tor Marancia, con una particolare tecnica che prevede il raffreddamento e il riscaldamento delle bombolette spray, è quello diuna ragazza che da Borgo venne spostata, all’inizio degli anni trenta nella Shanghai che poi sarebbe diventata la Tor Marancia di oggi. Un salto nella memoria e nelle origini di questo luogo.

Si trova sulla terza facciata esterna che dà su via di Santa Petronilla.

murales di Tor marancia io sarò

L’opera ha preso il posto di “Ordine e disordine” di Matteo Basilé, che aveva realizzato un’affissione di carta stampata al plotter con il ritratto di Ai Wei Wei, artista cinese che ha gettato un ponte culturale tra oriente e occidente: per la sua stessa natura è stata un’installazione temporanea.

“Distanza uomo natura” di Jerico 

Tor Marancia è anche quel luogo in cui su una facciata di un palazzo popolare appare una Creazione convivio Michelangelo e Van Gogh, in un’opera straordinaria che è diventata una delle preferite degli abitanti del quartiere.

“Spettacolo Rinnovamento Maturità” di Gaia 

Gaia, che si chiama Andrew Pisacane ed è nato e cresciuto a New York, ha realizzato un’opera che personalmente mi ha ricordato le opere di Giorgio De Chirico. Il mandarino dell’opera è diventata un’arancia poiché mentre l’artista realizzava il murale i residenti non facevano altro che chiedere “ma l’arancia è per Tor Marancia?”. La testa è un rimando a quelle dello Stadio dei Marmi, per ricordare che Tor Marancia nasce dagli sventramenti di Mussolini per realizzare la via della Conciliazione. La palazzina invece è una testimonianza di come erano gli edifici prima di diventare supporto per l’arte. Per il titolo, Andrew ha chiesto a tre residenti che passavano di lì una parola per definire il dipinto: quelle del titolo sono le prime tre risposte. 

murales di Tor marancia spettacolo rinnovamento maturità

“Il bambino redentore” di Seth

Uscendo dal condominio, sempre su Viale di Tor Marancia, c’è sulla sinistra una delle opere più famose: un bambino – con una postura che ricorda proprio quella del Cristo di Rio – arrampicato su una scala disegnata con le matite guarda oltre il palazzo, immerso in un vortice di gradazioni di blu. Il murale è dedicato alla storia di Luca, giovane del quartiere morto per un incidente durante un gioco. Gli abitanti di Tor Marancia hanno raccontato all’artista la vicenda e ora Luca sembra quasi proteggerli dall’alto. 

Giorgia. Giornalista, blogger, ambientalista. Testa rossa, sempre. Amo i viaggi, la fotografia e la tecnologia. Nel mio zaino ci sono Arturo e Gertrude, due gufi che si amano e che mi accompagnano ad esplorare il mondo.

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