Islanda

Tutto quello che (forse) non sapevi sulle pecore d’Islanda

In Islanda, in estate, è più facile incontrare pecore che persone. Le pecore d’Islanda sono le vere regine dell’isola, capaci di muoversi indisturbate lungo la Ring Road, tra fiordi, cascate e vulcani. Ci si accorge della loro presenza fin dal primo chilometro fuori città, mentre brucano tranquille a bordo strada o attraversano la strada senza troppa fretta. Le pecore sono parte del cuore pulsante dell’Islanda e raccontano molto della sua natura, della sua cultura e dei suoi valori. Io sono rimasta totalmente affascinata dalle pecore islandesi e ho voluto scoprirne di più!

Più pecore che persone

Per capire la loro importanza, basti pensare ai numeri. Secondo i dati di Statistics Iceland, l’ente di statistica nazionale, la popolazione islandese si stima intorno ai 393.000-398.000 abitanti. Il numero di pecore in Islanda, invece, va dalle circa 400.000 in inverno alle quasi 800.000 in estate, quando la popolazione ovina raddoppia con la nascita degli agnelli a maggio.

Le origini delle pecore d’Islanda

Da dove vengono queste creature così iconiche? Le pecore d’Islanda sono le dirette discendenti dei capi portati sull’isola più di mille anni fa dai primi coloni Vichinghi. Da allora, grazie a un isolamento totale, la razza è rimasta praticamente immutata: piccola, robusta e capace di resistere a un clima estremo. Sono animali autosufficienti: crescono bene nel clima rigido e sono abituati a pascolare in libertà, senza bisogno di mangimi artificiali o cure intensive.

pecore Islanda attraversamento

Un manto speciale e impermeabile

Noterete facilmente che le pecore d’Islanda sono molto diverse dalle pecore a cui siamo abituati in Italia. Hanno zampe più corte e una corporatura più robusta, ma soprattutto sono ricoperte di una lana speciale, chiamata “lopi”. Questa lana è un capolavoro della natura, composta da due strati: uno interno, che garantisce alle pecore isolamento termico, e uno esterno con fibre più lunghe e lucide, che è naturalmente impermeabile e resistente all’acqua, che di certo in Islanda non manca. 

Il risultato? Un filato leggero, incredibilmente caldo e quasi impermeabile, perfetto per affrontare il meteo imprevedibile dell’Islanda.

pecore Islanda natura

L’estate in libertà: il pascolo delle pecore in Islanda

La cosa più curiosa è proprio il modo in cui funziona il loro allevamento. In estate, come dicevo, sarà facile incontrare pecore ovunque, inerpicate anche nei luoghi più assurdi. Vedrete, però, che avranno tutte un’etichetta all’orecchio, segno distintivo che appartengono a una fattoria. E sorgerà spontanea la domanda: ma l’allevatore dov’è?

Ebbene, le pecore islandesi durante l’estate vengono lasciate completante libere di vagare per l’isola: possono pascolare indisturbate nutrendosi di erbe selvatiche, bacche e piante aromatiche, senza alcun fertilizzante o mangime industriale. Non ci sono predatori naturali a minacciarle, quindi possono esplorare in totale libertà: generalmente vedrete piccoli gruppi familiari di tre, composti dalla madre e da due agnelli, considerati tali fino all’età di un anno.

Il Réttir: quando le pecore in Islanda tornano a casa

Percorrendo il Ring, noterete anche dei grandi recinti circolari che sembrano fatti a spicchi. Ecco, serviranno in autunno, quando si svolge l’evento dell’anno: i réttir, i giorni in cui i contadini radunano le greggi rimaste sui monti per tutta l’estate. 

In vista della stagione fredda, tutti gli allevatori, a piedi o a bordo di cavalli e fuoristrada, perlustrano l’isola per recuperare le pecore. Non importa a chi appartengano: vengono tutte convogliate in questi recinti comuni. Qui, controllando le etichette sulle orecchie, vengono smistate e restituite ai loro proprietari per essere riportate nelle stalle, dove affronteranno l’inverno nutrite con il fieno. Saranno poi nuovamente “liberate” a maggio, quando sugli altipiani sarà ricresciuta l’erba di cui si nutriranno.

pecore Islanda

Le pecore in Islanda non sono quindi solo animali da allevamento, ma un simbolo vivente di resilienza, libertà e del legame indissolubile tra questo popolo e la sua terra selvaggia. La prossima volta che ne incontrerete una ferma in mezzo alla strada, guardatela con occhi diversi: state osservando una custode della storia e della cultura islandese.

 

Giorgia. Giornalista, blogger, ambientalista. Testa rossa, sempre. Amo i viaggi, la fotografia e la tecnologia. Nel mio zaino ci sono Arturo e Gertrude, due gufi che si amano e che mi accompagnano ad esplorare il mondo.

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